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Gli affreschi coperti e ritrovati

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Gli affreschi coperti e ritrovati

Secoli di pittura murale scomparsi sotto la calce, e in parte tornati alla luce.

È la vicenda più ricorrente delle nostre schede, e attraversa quattro secoli. Nelle chiese di queste valli gli affreschi sono stati coperti, scialbati o imbiancati un numero impressionante di volte, e il momento più intenso è una stagione precisa: le visite pastorali del 1616 e del 1617. In quei due anni si ordina di coprire le pitture a Cloz, a Cis, a Bozzana, a Ortisé, a Rallo e ad Arsio, e a Cusiano l'imposizione del vescovo suffraganeo Pietro Belli è di eliminare tutti gli affreschi e i dipinti dalle pareti. Lo stesso Belli, negli stessi mesi, consacrava chiese nuove poco lontano.

Non sempre però la calce arriva per ordine di un vescovo, e le ragioni raccolte sono le più diverse. A Mollaro gli affreschi seicenteschi vengono scialbati nel 1774; a Cusiano gli interni sono imbiancati nel 1854 e la volta del presbiterio decorata con un motivo a stelle d'argento; a Romeno, nell'Ottocento, le pitture di Sant'Antonio abate sono compromesse non da una decisione religiosa ma da una disinfezione delle pareti dopo un'epidemia di colera; a Scanna la tinta che le copre quasi tutte è degli anni fra il 1960 e il 1969, e si salva solo il catino absidale. A Faedo, invece, a nascondere l'affresco del presbiterio non era la calce ma un'ancona di legno.

La parte che consola è che molte sono tornate. A Cloz gli affreschi imbiancati nel 1617 sono riemersi e sono stati restaurati nel 1927; a Baselga di Bresimo il ciclo ispirato alla Piccola Passione di Albrecht Dürer, rovinato da una scialbatura ottocentesca, è stato recuperato attorno alla metà del Novecento; a Salobbi è stata proprio una tinteggiatura degli anni settanta a far ritrovare lacerti antichi. Di altre non si sa più niente: a Rallo, degli affreschi che la visita del 1616 ordinò di coprire, le fonti non dicono altro.

17 luoghi dove si incontra

I collegamenti fra questi luoghi vengono dalle nostre schede, dove ogni fatto è stato verificato sulle fonti. Le schede si scrivono una alla volta: questo filo crescerà insieme a loro.

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Gipil gipeto delle Valli del Noce

Ciao, sono Gip. Sono un gipeto: la mia specie era sparita dalle Alpi negli anni Trenta, e il primo nato in Trentino dopo almeno centocinquant'anni ha spiccato il volo dalla Val di Rabbi, il 16 luglio scorso.

Chiedimi dei luoghi, delle valli o di chi lavora qui. Rispondo con quello che c'è nelle nostre schede: se una cosa non la so, te lo dico.

Gip è un assistente basato su intelligenza artificiale. Risponde solo con i fatti verificati delle nostre schede. Le domande le elabora Anthropic, negli Stati Uniti, e noi non le conserviamo: non scrivere dati personali. Come le trattiamo.