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Il sentiero in tasca, e la strada per tornare
The project logbook is written in Italian, so this stage is in its original language.
Dentro l’app la traccia di un sentiero si scarica senza chiedere niente in cambio, su Android il tasto indietro riporta dove eri, e ogni attività trova il suo punto sulla carta dal proprio pannello.
Il 14 ottobre avevamo deciso che dentro l’app la traccia di un sentiero, quella che si porta sul telefono o sull’orologio per non perdere il segno, sarebbe stata libera: chi ha l’app sul telefono ha già scelto le valli, e non deve dimostrarlo di nuovo. Sul sito per scaricarla serve l’iscrizione con la sola email; nell’app no.
Ieri, provando la versione nuova dell’app prima di mandarla negli store, ci siamo accorti che la promessa si fermava a un passo dal traguardo. Il tocco su «Scarica il GPX» apriva la traccia in una finestrella del telefono che, per il nostro sito, non sembrava l’app: e chiedeva l’iscrizione a tutti, anche a chi era già iscritto. Da oggi la finestrella porta con sé un segno, e la traccia arriva subito. E dentro l’app sono sparite anche le frasi che dicevano il contrario: sotto il bottone resta solo l’elenco delle app in cui portarla, e l’invito a iscriversi non la mette più fra i vantaggi, perché lì è già vostra.
Su Android c’era un piccolo inciampo, di quelli che non si notano finché non capitano. Chi apriva una pagina da una notifica o da un collegamento, e poi premeva indietro, restava dov’era. E sulla pagina iniziale il tasto non faceva niente. Adesso indietro riporta alla pagina di prima, e dalla pagina iniziale l’app si mette da parte, come fanno le altre.
Nella ricerca, dentro l’app su iPhone, in fondo alla pagina restava una fascia vuota: lo spazio per il bordo del telefono veniva contato due volte. Ora una volta sola. Sono tre cose piccole, e per chi le incontra sono la differenza fra un’app che accompagna e una che si mette di traverso.
Nel pomeriggio ci ha scritto un’azienda agricola di Fondo: sulla carta delle valli la sua sede stava in mezzo ai campi, mezzo chilometro fuori dal paese, mentre la porta è in centro, dietro il municipio. Aveva ragione, e non aveva trovato il modo di correggerlo. Il punto ora è sulla sua via, dietro il municipio, e la risposta con i passi per spostarlo da sola è partita lo stesso pomeriggio.
Poi abbiamo cercato perché non lo trovava. L’indirizzo scritto e il punto sulla carta sono due cose diverse, e correggere il primo non sposta il secondo; la carta per spostarlo c’era, ma stava a metà di un modulo lungo, dopo due numeri che nessuno sa leggere. Adesso nel pannello di ogni attività c’è una porta che si chiama «Il tuo punto sulla carta» e si apre direttamente sulla carta: ci si avvicina finché si vedono le case, si tocca il proprio tetto e si salva. Dal computer come dal telefono, senza dover essere lì.
E abbiamo ripassato tutti i punti delle vetrine, più di millecento, cercando quelli che sembrano buoni e non lo sono: tredici schede diverse appoggiate sullo stesso punto vicino a Fondo, cinque alberghi di Cavareno su uno solo, due rifugi dell’altopiano della Predaia finiti a dieci chilometri, a Campodenno. Quattordici li abbiamo spostati dove li mette la carta libera di OpenStreetMap, solo quando il nome e l’indirizzo combaciavano entrambi. Gli altri restano da guardare uno per uno, e dove c’è chi gestisce la vetrina, la scelta è sua.