Castelli e residenze · Cles · Val di Non
Castel Cles
La casa dei Cles, rifatta da Bernardo Clesio, che si specchia nel lago di Santa Giustina.


Dall'alto
A 1434 metri da qui
Sta a 616 metri sulla cima di un promontorio un chilometro a nord di Cles, in mezzo ai meli che scendono fino al lago. Oggi si specchia nel lago di Santa Giustina; prima della diga sorvegliava la forra del Noce e il ponte di legno che univa Cles all'alta Anaunia, oggi sott'acqua. Forse nacque sui resti di una torre di vedetta romana, e all'inizio apparteneva a una consorteria, come fanno pensare le sue più torri; da quella cerchia emerse nei primi decenni del Millecento la famiglia dei signori di Cles, il cui capostipite è Vitale de Clesio.
Il suo uomo più illustre è Bernardo Clesio, cardinale e principe vescovo di Trento, cancelliere e presidente del Consiglio segreto del re Ferdinando I, umanista del Rinascimento e committente di castelli, palazzi e chiese. Dopo i danni della Guerra Rustica del 1525 fu lui, con il nipote Ildebrando, a far ricostruire il castello secondo i canoni rinascimentali: i lavori finirono nel 1535, come dice la lapide sul muro del cortile. Nel palazzo baronale, fra le torri dette Tor di qua e Tor di là, c'è la Saletta delle Metamorfosi, affrescata dal pittore di corte Marcello Fogolino con le scene di Ovidio.
Altri lavori si fecero nel 1597. Nel 1609 un signore di Cles, Ildebrando Reimberto, fu interdetto e rinchiuso nel suo stesso castello perché non ne rovinasse il casato con le spese, e l'anno dopo la moglie, Elena Thun, si lamentava ancora di lui. Il castello aveva tre torri: un incendio del 1825 ne distrusse un'ala e una torre, e con loro l'archivio di famiglia.
Le leggende lo abitano ancora: la camera delle streghe, dove ogni sabato a mezzanotte si sarebbero riunite le streghe della valle prima di salire sul Roen; il ponte della mula, costruito da un barone in gratitudine all'animale che, fuggendo dai nemici, avrebbe spiccato il volo sul burrone del rio San Romedio; il sasso dove Andreas Hofer, in fuga, si sarebbe riposato sotto un ciliegio e una castellana lo avrebbe rifocillato. È ancora dei baroni Cles e si visita solo in casi eccezionali.
- Rinascimentale
- 1535
- Quota
- 616 m
- Tutela
- bene culturale italiano