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Castel Bragher, Predaia

Val di Non

Castelli e residenze · Predaia · Val di Non

Castel Bragher

Sette secoli nella stessa famiglia, su uno sperone fra Coredo e Taio.

Castel Bragher
Syrio · CC BY-SA 4.0 · origine

Sta a 640 metri su una rupe in una valletta laterale fra Taio e Coredo, chiuso dai boschi e, a ovest, dalla forra del rio Sette Fontane, profonda trentaquattro metri, che gli fa da fossato naturale. Il nome viene da Bragherio, di un ramo dei Coredo, che ebbe questi beni in feudo dal vescovo Egnone nel 1270; il castello compare nel 1275 come castrum Brageri, e all'inizio era una torre di vedetta con una cinta.

I Thun arrivano nel 1286, con un matrimonio, e fra il 1321 e il 1322 Belvesino di Thun comprò le quote dei due rami dei Coredo che ci vivevano: Bragher è loro da allora, da sette secoli. Nel 1336 gli Arsio provarono a prenderlo con un colpo di mano e fallirono; nel 1525 ci provarono i contadini in rivolta e se ne andarono a mani vuote. Nel Trecento era un centro di potere: i signori di Bragher nominavano i capi delle comunità di Coredo, Priò, Smarano, Sfruz, Taio e Tres, e dal 1492 ebbero la giurisdizione sulla Val di Rabbi. Nel 1596 i beni dei Thun furono divisi fra i rami di Ton, di Caldes e di Bragher, e Giorgio Sigismondo Thun rinnovò e ampliò il castello.

Intorno alla corte si sono stretti nei secoli edifici di epoche diverse, e il risultato è un insieme rustico e signorile insieme, con tratti nordici e italiani, che Aldo Gorfer chiamò il castello più caratteristico dell'arco alpino: le imposte rosse e bianche dei colori dei Thun, le due torri rotonde del Seicento, la loggia rinascimentale, il pozzo con San Cristoforo, e la Torre della Pece oltre il ponte di legno coperto sulla forra, che in caso d'assedio si poteva far crollare. La cappella di San Celestino, consacrata nel 1452, ha un ciclo di affreschi del 1461 sulla Passione, attribuito a un pittore di Bressanone. Dentro, settanta stanze, quadri raccolti dopo il restauro dell'Ottocento e la biblioteca, che custodisce il più importante archivio privato del Trentino.

Decaduto in età napoleonica, fu restaurato dal 1857 dal conte Francesco Thun-Hohenstein; alla fine dell'Ottocento nelle sue dipendenze c'era una filanda e ci abitavano una dozzina di famiglie. Negli anni Sessanta del Novecento il fossato, colmato due secoli prima, è stato riaperto e scavalcato da un ponte di pietra. È ancora dei Thun e non si visita: lo si incontra dalla strada, ed è già una bella figura.

Prima notizia
1275
Ai Thun
dal 1321
Quota
640 m
Tutela
bene culturale italiano

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