Castelli e residenze · Campodenno · Val di Non
Castel Belasi
La fortezza dei Khuen-Belasi, salvata dal Comune e oggi casa dell'arte e del pensiero ecologico.


Dall'alto
A 2357 metri da qui
Poggia su una collina morbida a Segonzone, frazione di Campodenno, fra boschi e frutteti, con il mastio a pianta pentagonale, l'alta cinta con due bertesche sopra gli ingressi e, sul fianco sud, due cinte minori unite da un rivellino sul viale d'accesso. Si credeva che esistesse dal XII secolo con una famiglia Belasi vassalla degli Appiano; le ricerche più recenti lo datano alla seconda metà del Duecento, voluto dai conti di Tirolo per presidiare l'ingresso della Val di Non, che avevano occupato nella guerra con i vescovi di Trento, e affidato al loro capitano Ulrico di Ragogna. Belasi sarebbe semplicemente il nome della collina.
Nel febbraio 1368 lo comprò Corrado, detto Khuen, di Termeno, e la famiglia ne prese il nome: i Khuen-Belasi, fra Quattro e Cinquecento una delle casate più ricche e potenti della regione, con vescovi, uomini politici e capitani militari, e rami fino a Vienna, Salisburgo e alla Croazia. Trasformarono il fortilizio in una fortezza severa fuori ed elegante dentro. Cadde due volte: fra il 1415 e il 1420 lo tennero i rivali Spaur, e nel 1525 i contadini della Guerra Rustica ne saccheggiarono i granai. Le famiglie di Lover, Segonzone, Campodenno e Dercolo pagavano qui le decime, e intorno al castello crebbe una tenuta di campi, vigne, prati e boschi.
Gli affreschi più antichi, scoperti nel restauro in un corridoio del primo piano, sono del Quattrocento: un torneo, stemmi, cimieri, suonatori. Del Cinquecento sono la Sala della musica e dei frutti, il Giudizio di Paride attribuito a Bartlmä Dill Riemenschneider e la Sala delle Metamorfosi, con le scene di Ovidio; sulla facciata del palazzo centrale il grande stemma di famiglia sotto quello dell'arciduca Ferdinando II, degli anni Sessanta del Cinquecento. La cappella di San Martino, nel cortile ovest, è collegata da una finestra a una stanza del primo piano, perché i conti potessero seguire le funzioni anche da malati.
Conti del Sacro Romano Impero nel Settecento, i Khuen abbellirono il castello con stucchi e stufe di maiolica; nell'Ottocento, finiti i privilegi, lo lasciarono come residenza estiva, tornarono ad abitarlo fra le due guerre, e negli anni Cinquanta lo abbandonarono per sempre, svuotato degli arredi. Nel 2000 il Comune di Campodenno ha comprato tutto, con la chiesetta dei Santi Filippo e Giacomo, ha fermato il dissesto della collina e restaurato il complesso: dal 2019 è aperto ai visitatori e nella bella stagione ospita mostre, e dal 2023 è il Centro d'Arte Contemporanea per il Pensiero Ecologico, diretto da Stefano Cagol, che lavora con il MUSE.
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