Castelli e residenze · Livo · Val di Non
Palazzo Aliprandini Laifenthurn
La casa torre degli Aliprandini, oggi municipio di Livo, con la rosa sul portale.


Dall'alto
A 1202 metri da qui
Sta nel centro di Livo e ha tre nomi: palazzo Aliprandini Laifenthurn, Toresela, castello della Rosa. Il nucleo più antico è una torre quadrangolare di difesa, costruita fra l'XI e il XII secolo, di cui restano tracce minime; dal Duecento si aggiunse una torretta a sud, nel Cinquecento una seconda torre, e fra Seicento e Settecento altri corpi di fabbrica che lo trasformarono da baluardo in villa. La facciata a ovest, su quattro piani, porta sul portale lo stemma degli Aliprandini con la data 1788; la rosa dello stemma ha dato al palazzo il suo terzo nome.
Gli Aliprandini compaiono fra le famiglie nobili del vescovado di Trento dalla metà del Cinquecento. Nel 1736 l'imperatore Carlo VI fece cavaliere Giovanni Romedio Aliprandini, medico di corte dei principi vescovi di Salisburgo, con il diritto di chiamarsi von Laifenthurn, cioè della torre di Livo. Il figlio Giovanni Riccardo ebbe quattordici figli, e con loro la famiglia si estinse.
Nell'Ottocento il palazzo passò alle famiglie imparentate dei Bondi e degli Zanotelli, e con tante persone dentro gli spazi furono frazionati. Dagli anni Ottanta del Novecento il Comune di Livo lo ha comprato a pezzi e restaurato: nell'ala sud ci sono il municipio e le associazioni, il resto ospita iniziative culturali. Sul lato nord, con le monofore ad arco, un balcone di legno e i resti dei forni del pane, conserva un'aria contadina.
- Torre più antica
- XI-XII secolo
- Del Comune
- dagli anni Ottanta