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Quanto ci vuole davvero da un posto all’altro
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Le strade delle valli fino all’ultima via di paese, e il tempo di strada vero fra più di centodiecimila coppie di attività: perché Marilleva 900 e Marilleva 1400 stanno a un chilometro e trecento metri in linea d’aria e a sedici minuti di macchina, e il giorno in cui una camera è piena bisogna saperlo.
Marilleva 900 e Marilleva 1400 sono a un chilometro e trecento metri l’una dall’altra, se si tira una riga sulla carta. In macchina ci vogliono sedici minuti. Il Santuario di San Romedio e l’altopiano di Tavon: settecento metri in linea d’aria, diciannove minuti di strada.
In montagna la linea d’aria mente, e lo sa chiunque abbia guardato il paese di fronte dall’altra sponda della valle. Fino a ieri la piattaforma, quando doveva dire «vicino», tirava quella riga. Da oggi sa quanto ci vuole davvero.
Per calcolare un tempo di strada serve la strada. Non le statali e le provinciali soltanto: anche la via del paese che porta davanti all’albergo, e la sterrata che sale alla malga.
Le fonti sono due, e Cristian ha deciso di usarle insieme. La prima è OpenStreetMap, la carta del mondo che migliaia di volontari disegnano e correggono ogni giorno, l’unica che arriva fino alle strade comunali: nel ritaglio che copre le valli conta 48.076 tratti percorribili in auto, con 5.315 sensi unici e 3.143 divieti. La seconda è la viabilità della Provincia, che ha i nomi e i codici ufficiali delle strade ma si ferma alle statali e alle provinciali: 4.069 tratti, e nessun senso unico.
I dati sono aperti tutti e due, e si possono usare anche per un lavoro come il nostro. Il prezzo è un obbligo che condividiamo volentieri: dire da dove vengono. Quando un minuto comparirà in una pagina, accanto ci sarà scritto che è calcolato su OpenStreetMap, e la tabella dei tempi sarà offerta a chiunque la voglia.
La Provincia è servita anche da controllo. Dei 653 chilometri di statali e provinciali che attraversano le valli, OpenStreetMap ne copre il 99,8 per cento; le quattro statali (la 42, la 43, la 238 e la 239) al cento per cento. Non c’erano buchi dove temevamo di trovarli.
Le attività censite con un punto sulla carta sono 1.014. Per ciascuna si è calcolato il tempo verso ogni altra attività dello stesso tipo che stia entro trenta minuti di strada: una struttura per dormire verso le altre strutture per dormire, un ristorante verso i ristoranti. Ne sono uscite 110.867 coppie, in poco più di due secondi.
Per chi dorme il numero che conta è un altro: ogni struttura ha, in mediana, settantaquattro alternative a meno di un quarto d’ora. È la risposta pronta per il giorno in cui una camera è piena.
E 742 coppie dicono ciò che la riga sulla carta non dice: due posti a meno di tre chilometri in linea d’aria e a più di quindici minuti di strada. Sono i versanti opposti, i tornanti, il fiume in mezzo.
Una malga non sta su una strada comunale: sta in fondo a una forestale. Al primo giro quarantotto attività non avevano una strada entro quattrocento metri, quasi tutte malghe e baite. Si è aggiunto l’ultimo tratto, contato a parte e a passo lento: quarantuno hanno adesso un tempo, con due chilometri e cento di sterrato in mediana e sei e quattro al massimo. Ne restano dieci senza nessuna strada, da guardare una per una.
Due ristoranti sulla riva del lago di Tovel, a trecento metri l’uno dall’altro, risultavano a ventidue minuti, perché il calcolo scendeva fino alla strada pubblica e risaliva. Ora percorre la forestale che li unisce.
E i torrenti: il punto di un’attività si aggancia alla strada più vicina, ma la strada più vicina può stare sull’altra riva. Allo Chalet ai Mulini di Caldes stava a 127 metri, oltre il torrente; quella giusta è a 258 metri, sulla sua sponda. I diciannove corsi d’acqua principali delle valli adesso fanno da argine al calcolo.
Prima di fidarsi, si è confrontato il risultato con un calcolatore di percorsi pubblico su trenta coppie di attività scelte a caso. I tempi combaciavano quasi alla perfezione, e proprio questo era sospetto.
Combaciavano per due errori opposti che si annullavano: le velocità erano troppo alte, e le curve rallentavano anche i rettilinei di fondovalle, perché un tremolio di un metro nel disegno della strada veniva letto come una curva. Rifatto il modello, i tempi stanno alla pari in fondovalle e sono più lunghi, dall’undici al diciotto per cento, solo sulle strade davvero tortuose: esattamente dove volevamo che lo fossero.
La verifica ha trovato altri sei difetti, tutti corretti. Il più vistoso: dalla Malga di Romeno alla Mendola il calcolo diceva quarantadue minuti. Sono venti.
Resta una cosa che nessuna verifica a tavolino può fare: guidare. Servono dieci o venti tragitti veri, col telefono in macchina, andata e ritorno, per tarare le velocità sulle strade di qui. Fino ad allora nessun minuto comparirà in pagina come numero esatto.
Quando una camera è piena, la piattaforma potrà proporre la struttura più simile e più vicina, coi tempi di strada veri, e dire perché: «questa è a nove minuti, stessa categoria, stessa fascia di prezzo». Propone, non decide. Un territorio ha un interesse che un portale generalista non ha: che l’ospite resti nella valle, non in quella struttura.
La stessa rete risponde anche all’altra domanda, quella dell’albergatore con la caldaia rotta: chi è libero domani mattina e arriva da me in meno di venti minuti.
Oggi è presto. Le strutture prenotabili sono due, e in calendario non c’è ancora una notte: la pagina «al completo» non scatterebbe mai. Arriverà dopo il 12 ottobre, con le prime notti vere. E restano cose dichiarate e non risolte: i 918 divieti di svolta che il calcolo non conosce ancora; i posti in quota che si raggiungono con gli impianti, come lo Snowpark di Marilleva o il Monte di Mezzocorona, che risultano in fondo a una forestale; le strade che chiudono a orario, l’alta Val di Rabbi, la Val del Monte, Tovel, Malga Mare, le cui date vanno lette dalle ordinanze e non dai siti turistici.
Per adesso tutto resta in casa. Ma la domanda «quanto ci vuole davvero» ha, per la prima volta, una risposta per ogni posto delle valli.