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Sessantanove itinerari, coi minuti veri fra una tappa e l’altra

Diario di bordo
Fase 1 · territorio

Sessantanove itinerari, coi minuti veri fra una tappa e l’altra

Da nove a sessantanove, calcolati e non scritti: tratti di paese in paese, le botteghe storiche riconosciute dalla Provincia, i laghi sopra i milleottocento metri, le riserve, e per la prima volta i tempi in auto veri fra una tappa e l’altra. Nella stessa giornata il menu a quattro porte, il nome della sezione sullo sfondo di ogni pagina e una copertina per ogni attività del catalogo.

Fino a stamattina gli itinerari della piattaforma erano nove. Da oggi sono sessantanove, e nessuno li ha scritti: nascono dai luoghi con una scheda, dalle botteghe storiche, dai laghi e dalle riserve del nostro archivio, messi in fila seguendo la geografia.

Il motivo è semplice. Un itinerario ha da quattro a nove tappe, perché sotto non è un percorso e sopra non si fa in una giornata. Le chiese della Val di Non con una scheda scritta sono centotrenta: il percorso ne prendeva nove e le altre centoventuno non comparivano da nessuna parte. Un filo lungo, tagliato alla prima spanna.

Tratti che si percorrono davvero

Adesso il filo intero si divide in tratti, ognuno da quattro a nove tappe vicine fra loro, e i tagli cadono dove il percorso fa i salti più lunghi. Così ogni tratto resta un gruppo di posti vicini, e il salto lungo si fa fra un tratto e l’altro.

L’ordine è quello dell’acqua: si parte dal luogo più a monte e si prosegue ogni volta col più vicino, come scende il Noce. Ogni tratto prende il nome dai paesi che tocca: «Le chiese della Val di Non: da Cles a Tassullo», oppure «a Cles» quando sta tutto in un comune. Dove una delle due estremità è una cima, il nome lo danno le tappe: «da Cima Olmi a Cima Sternai».

Sono trentotto itinerari così, fatti di luoghi che hanno già una storia scritta e verificata.

Si entra, si compra, si mangia

Dieci itinerari attraversano per la prima volta attività vere, non solo luoghi. Sono le botteghe storiche del Trentino riconosciute dalla Provincia: ottantotto nelle valli, ottantadue con un punto sulla carta, quasi tutte in Val di Non e nella Piana Rotaliana. Ogni tappa ha la sua vetrina e il riconoscimento scritto, con la fonte.

I Maestri Artigiani per ora restano fuori: nessuno di loro ha ancora un punto sulla carta, e molti mestieri non sono tappe da visitare.

I laghi d’alta quota e le riserve

Centootto laghi sopra i milleottocento metri: trentacinque in Valle di Pejo, trentuno in Val di Rabbi, ventitré in Val di Sole. Sono la cosa più fotografata di queste valli, e ognuno ha la sua pagina. Qui c’era una scelta da fare, perché quelle pagine hanno dei dati (la quota, la superficie, se il lago è naturale o di diga, il comune) e non un racconto. Cristian ha detto sì, e sono quattordici itinerari. Il comune di Peio copre la sua valle intera, e i suoi quattro tratti di laghi prendono il nome dai laghi e non dal paese.

Le riserve locali e i biotopi della Val di Non sono quarantadue, piccoli, vicini e poco conosciuti: sette itinerari.

I minuti veri

Fino a stamattina ogni itinerario diceva «chilometri in linea d’aria», e lo diceva in chiaro: in montagna la strada vera è una volta e mezza o il doppio. Era onesto, ma era un elenco ordinato, non un giro che si può pianificare.

Da oggi, fra un luogo e l’altro e fra una bottega e l’altra, ci sono i tempi in auto sulla rete stradale: duecentosessantanove tratti su duecentosettantuno. La rete viene da OpenStreetMap, la carta che i volontari di tutto il mondo tengono aggiornata, ed è l’unica che arriva alle strade dei paesi e alle case; la Provincia ci mette sopra la sua viabilità ufficiale. La licenza di quei dati chiede quattro cose e le facciamo tutte e quattro: dirlo accanto a ogni minuto, tenere i tempi in una tabella a parte, lasciare su quella tabella la stessa licenza, offrirla intera a chi la vuole scaricare.

Laghi, cime e riserve restano in linea d’aria, e la pagina lo dice: lì si arriva a piedi, e il sentiero vero è più lungo.

Il nome della sezione sullo sfondo

Stamattina Cristian ha guardato la pagina degli itinerari e ha detto: «l’header è bello, usalo in ogni pagina». Dietro il titolo c’è una parola grande e quasi trasparente, il nome della sezione, che dice dove si è prima ancora di leggere. Adesso sta su trentadue pagine, anche sulle schede singole: lì sullo sfondo c’è «Luoghi» o «Operatori», mai il nome della scheda, perché «Accompagnatore di Media Montagna» a quella misura non ci starebbe.

E una cosa che Cristian ha visto prima di noi: entrando negli itinerari o nella ricerca, il menu spariva. Erano pagine con una veste propria, nate prima del resto. Ora stanno nella stessa casa di tutte le altre.

Quattro porte

Il menu era diventato ricco, troppo: «molto ricco però molto pieno». Fra tre proposte Cristian ha scelto quella a quattro porte, e dopo averla provata ha detto «sì, in tutto il sito». La Mappa resta in evidenza, da sola. Poi Scopri, con le valli, i luoghi, i sentieri, i laghi, le riserve e gli itinerari; Vivere le valli, con gli eventi; Economia, con le attività e i prodotti; Comunità, con le associazioni e gli artisti. Ogni porta apre una stanza con le sue voci e i suoi numeri. Sul telefono le quattro porte diventano una fisarmonica, con Mappa e Cerca in cima.

La quarta porta non è un contorno. Associazioni e artisti hanno spazio gratuito, ed è la ragione per cui questa non è una vetrina turistica: è la casa di chi queste valli le tiene insieme.

Le copertine

Il catalogo delle attività non aveva immagini di copertina. Da oggi ogni scheda ne ha una: la fotografia che l’operatore ha caricato oppure, se non ne ha ancora messa una, la veduta dall’alto del suo punto sulla carta, dalle fotografie aeree della Provincia. Si vede il tetto, la strada, il bosco intorno.

Contate in Val di Rabbi: una scheda con la foto propria, ventisette con la veduta dall’alto, ventotto senza, perché non hanno ancora un punto sulla carta. Quelle ventotto aspettano il loro gestore, che le metta dove stanno.

Cosa manca

Di rifugio in rifugio è l’itinerario che tutti vorrebbero, e lo rimandiamo: fra due rifugi la linea d’aria mente, in mezzo c’è una cresta, e un itinerario onesto segue i sentieri del catasto. È un lavoro a sé. Il fine settimana nelle valli, un giro che cambia ogni settimana attorno agli eventi dei Comuni, arriverà dopo. E le tappe dei laghi e delle riserve avranno un giorno una storia scritta accanto ai dati.

Oggi nelle valli

Un attimo...

Gipil gipeto delle Valli del Noce

Ciao, sono Gip. Sono un gipeto: la mia specie era sparita dalle Alpi negli anni Trenta, e il primo nato in Trentino dopo almeno centocinquant'anni ha spiccato il volo dalla Val di Rabbi, il 16 luglio scorso.

Chiedimi dei luoghi, delle valli o di chi lavora qui. Rispondo con quello che c'è nelle nostre schede: se una cosa non la so, te lo dico.

Gip è un assistente basato su intelligenza artificiale. Risponde solo con i fatti verificati delle nostre schede. Le domande le elabora Anthropic, negli Stati Uniti, e noi non le conserviamo: non scrivere dati personali. Come le trattiamo.