Il lato di chi lavora
La piattaforma ha aperto la sua area riservata: registrazione, candidatura di un'attività, verifica. Prima gli operatori, poi il pubblico, e l'ordine non è casuale.
Fino a ieri questa piattaforma era un archivio del territorio con una mappa davanti. Da oggi ha anche un dentro: un’area dove un’attività può registrarsi, candidarsi e aspettare che qualcuno la verifichi.
È il primo pezzo di quello che regge tutto il resto. Un portale territoriale che vive di contributi non si sostiene: questa piattaforma esiste per far incontrare chi cerca e chi lavora, e chi lavora deve poterci entrare.
Registrazione libera. Poi la candidatura dell’attività, che resta in attesa. Poi la verifica di una persona. Solo dopo l’abbonamento e la vetrina pubblica.
Sembra un dettaglio burocratico e invece è il punto: nessuno paga per essere poi respinto. Il contrario, cioè chiedere i soldi e verificare dopo, è più comodo per noi e scorretto verso chi si iscrive.
La parte lunga non è la schermata di accesso, sono le regole di chi vede cosa. Un titolare deve vedere la propria scheda e nessun’altra. Chi verifica deve vedere le candidature e non l’archivio intero. Un visitatore deve vedere le vetrine pubbliche e nient’altro.
Queste regole non stanno nelle pagine: stanno nel database, e valgono identiche per il sito, per l’app che arriverà e per qualunque altro programma si colleghi. È una scelta più faticosa all’inizio e l’unica che non si sbriciola quando i modi di entrare diventano due.
I pagamenti. Il listino dei piani si legge, i prezzi sono indicati come indicativi finché non sono deliberati, ma la cassa non è collegata. Preferiamo dirlo che lasciarlo capire.