I fili che legano i luoghi
Scrivendo le schede sono emersi collegamenti che nessuna guida mette insieme: gli stessi pittori a trenta chilometri di distanza, due fratelli di Molveno dietro le prime salite del Brenta.
Scrivendo trecento schede una alla volta succede una cosa che non era in programma: cominci a riconoscere gli stessi nomi. Un pittore che ricorre in sei chiese lontane fra loro, una famiglia che compare in sette luoghi, un vescovo che in un anno solo consacra otto chiese girando la valle a tappe.
Sono i fili tematici, e adesso hanno una pagina ciascuno.
I Baschenis erano una famiglia di pittori della Val Brembana, e nelle nostre valli hanno lavorato per generazioni: Giovanni e Battista a Segonzone nel 1473, Angelo a Flavon attorno al 1485, Giovanni a Cunevo nel 1490. A Mestriago si legge perfino una loro discontinuità, perché due di loro lasciarono un affresco a metà e fu un terzo, decenni dopo, a finirlo.
I fratelli Nicolussi, guide alpine di Molveno, stanno dietro sei prime salite del gruppo di Brenta aperte in cinque anni. Gli affreschi coperti di calce durante le visite pastorali del Seicento, e ritrovati nel Novecento, sono diciassette. Le campane requisite durante la Prima guerra mondiale e rifuse appena tornata la pace ricorrono in quindici paesi.
Perché sono contenuto che altrove non esiste. Una guida racconta un castello alla volta; questi collegamenti si vedono solo se qualcuno legge trecento schede di seguito e tiene il conto.
E perché si costruiscono da soli: i luoghi di ogni filo non sono un elenco scritto a mano ma il risultato di una ricerca dentro i testi. Quando scriviamo una scheda nuova che nomina gli Spaur, la pagina degli Spaur se ne accorge senza che nessuno la aggiorni.
Prima di scrivere le pagine abbiamo contato quanti luoghi ogni filo raccoglie davvero, invece di fidarci dell’impressione. Due ricerche pescavano luoghi che con quel tema non c’entravano, e sono state corrette: una chiesa requisita dai francesi come ospedale finiva fra le campane requisite in guerra, e un castello che apre alle visite grazie a un accordo turistico di oggi finiva fra il turismo del Settecento.
I numeri che si leggono su quelle pagine sono contati, non stimati.