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I laghi, raccontati con le fonti accanto
Das Logbuch des Projekts ist auf Italienisch geschrieben, daher steht diese Etappe in ihrer Originalsprache.
Undici laghi e il Noce hanno da oggi una storia sulla loro pagina: poche righe, ognuna con chi la può dimostrare.
Stanotte avevamo scritto che la storia dei laghi l’avreste letta quando fosse stata riletta. È stata riletta stamattina, frase per frase, ed è in pagina: sulla scheda di undici laghi e su quella del Noce c’è ora un riquadro che si chiama «In breve», e sotto, collegate, le fonti da cui viene ogni cosa che dice.
Non è un vezzo. Su una piattaforma che racconta un territorio a chi lo abita, un numero sbagliato su una diga o una data inventata su un ghiacciaio si notano subito, e si ricordano a lungo. Per questo ogni racconto cita i parchi, i musei e i centri di ricerca che quelle acque le studiano davvero.
Fino all’estate del 1964, nelle giornate calde, il lago di Tovel diventava rosso, soprattutto nella Baia Rossa, per un’alga microscopica che porta il suo nome. Poi ha smesso. Uno studio di inizio secolo ha legato la scomparsa a un cambiamento lassù, nelle malghe: meno bestiame al pascolo, meno nutrienti che scendono al lago. L’alga c’è ancora, nell’acqua, ma è troppo poca per colorarla. E sul fondo, se si guarda bene, restano i tronchi della foresta che una frana antica ha sommerso.
Quando la diga di Santa Giustina fu inaugurata, nel 1951, con i suoi 152 metri e mezzo era la diga ad arco più alta d’Europa. Il lago che trattiene ha coperto circa quattrocento ettari di campagna, con masi, strade e ponti: nelle stagioni in cui il livello scende, i vecchi ponti tornano a vedersi. Sotto la diga, nella forra del Noce, restano le rovine di un eremo abitato per due secoli e mezzo.
A quasi duemilaseicento metri, in alta Val de la Mare, il lago del Careser raccoglie l’acqua di un ghiacciaio che dal 1967 viene misurato ogni anno: è la serie più lunga delle Alpi italiane. Quelle misure, ripetute per decenni da chi sale lassù, raccontano un ritiro che dopo il 1980 non si è più fermato.
Il fiume che dà il nome alle valli nasce sotto il Corno dei Tre Signori come due torrenti, il Noce Nero e il Noce Bianco, che si uniscono a Cogolo. Attraversa tutta la Val di Sole, entra e riesce dal lago di Santa Giustina, scende in fondo alla Val di Non e arriva all’Adige dopo centocinque chilometri. Nel 1993 ha ospitato i campionati del mondo di discesa e slalom; nella Piana Rotaliana le sue sabbie fanno la terra del Teroldego.
Gli altri laghi raccontati sono Pian Palù, le Malghette, Corvo, i Caprioli, lo Smeraldo, Covel, le Marmotte e Mollaro. Molti altri hanno ancora la sola scheda: li scriveremo quando avremo qualcosa da dire che si possa dimostrare.