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Valli del Noce
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Il mercato delle valli, e la luce di ognuno

Logbuch

Das Logbuch des Projekts ist auf Italienisch geschrieben, daher steht diese Etappe in ihrer Originalsprache.

Phase 3 · Öffentlichkeit

Il mercato delle valli, e la luce di ognuno

Fra le quattro e le sette del mattino del 4 ottobre, con Cristian che tornava a letto e si rialzava per dire un'altra cosa: il castello ritrovato nel volo del drone, la storia dei castelli scritta per intero, la Bottega del Noce come un mercato vero, il mercato fra le attività, i percorsi che le attività possono proporre, e una carta notturna con la luce accesa per ciascuno.

Alle quattro meno un minuto Cristian ha aperto la scheda del castello di San Michele, a Ossana, e ha detto che sotto «Qui sopra» c’era la valle e non il castello. «Con il drone l’abbiamo ripreso», ha aggiunto, «è tra i primi filmati che abbiamo fatto». Aveva ragione: il castello era nei primi undici secondi di un volo del 23 agosto, e il taglio che usavamo partiva al minuto tre, quando il drone era già sopra il fondovalle. Adesso la scheda apre con la torre e le mura sullo sperone, il Noce sotto, il paese accanto. E abbiamo scoperto che sulle schede dei luoghi il filmato non era mai partito: si vedeva solo la locandina. Da stanotte parte.

Più storia ai luoghi

«Diamo più storia ai luoghi, è veramente risicata.» Le schede dei castelli dicevano quattro righe. Ventitré fra castelli e forti sono stati riscritti dalle fonti, uno per uno: il castello di San Michele che dal 1191 passa di mano fra vescovi, conti del Tirolo e la famiglia dei Federici, bruciato nel 1777, salvato dal 1992; Castel Nanno, da cui nacquero i Madruzzo; Castel Valer, col suo mastio ottagonale che non ha uguali nelle Alpi e che la Provincia ha comprato nel 2023; Castel Bragher, dei Thun da sette secoli; Castel Belasi, oggi casa dell’arte e del pensiero ecologico. Dove le fonti si contraddicono (l’altezza di una torre, l’anno di un incendio) la scheda non sceglie: dice quello su cui concordano.

E i forti della Grande Guerra non stanno più fra i castelli. Forte Mero, Forte Presanella, Forte Velon e lo Sbarramento della Rocchetta sono opere dell’Austria contro l’Italia, e ora stanno nella loro famiglia, quella che un giorno diventerà una sezione intera, con El Brenz.

La Bottega, come un mercato

«Anche i prodotti hanno bisogno di un restyling. Voglio che sia un’esperienza unica, funzionale ma graficamente strepitosa, che invogli all’acquisto. Prodotti organizzati, non un semplice elenco.» La Bottega del Noce, il Mercà del Nos, adesso ha l’insegna in testa su una fascia di carta calda, e sotto i banchi: la frutta, i formaggi, i salumi, il miele, la pasta, i vini, l’artigianato, ognuno col suo segno e il numero di prodotti. I banchi ancora vuoti ci sono, abbassati, con scritto «presto», perché una bottega che apre il 12 ottobre dice anche cosa sta arrivando. I prodotti stanno sul loro banco, con la fotografia grande, il prezzo, e il nome di chi li fa. In fondo, chi vende: perché qui si compra da persone.

Il mercato fra le attività

Poi la richiesta più grande della notte: «costruisci il robusto scambio commerciale tra operatori: le offerte che si possono riservare tra di loro, la messaggistica diretta, e proponi anche tu funzioni per incentivare l’economia circolare». Le attività delle valli comprano ogni settimana le une dalle altre, formaggi e pane, legna e lavanderia, l’idraulico e il trasporto, e fino a oggi nessuna piattaforma le aiutava a trovarsi.

Dalla loro console le attività potranno dire cosa offrono e cosa cercano, trovare chi corrisponde, scriversi. Potranno pubblicare offerte riservate ai colleghi, mai ai turisti, anche per una sola valle; e richieste alla rete: «cerco venti chili di mele per domenica». Le eccedenze, quello che avanza e andrebbe perso, hanno una scadenza e stanno in cima. Lo scambio si chiude fra loro: la piattaforma non trattiene niente, e il territorio guadagna lo scambio. È costruito; si accende quando Cristian dà il suo sì alle quattro tabelle che lo reggono.

I percorsi che raccontano chi li accompagna

«In Esperienze dai la possibilità di pubblicare un percorso esperienziale agli operatori: noi lo controlliamo e diamo il benestare.» Un percorso esperienziale è un racconto a tappe: la mattina al maso, il sentiero fino alla malga, il formaggio fatto insieme, la discesa al tramonto. Lo scrive chi lo accompagna, con le tappe sulla carta notturna, la durata, la stagione, un prezzo indicativo; la redazione lo legge e lo approva; e solo allora compare nella pagina delle Esperienze, col nome di chi lo propone e la strada per chiederlo. Se chi l’ha scritto lo cambia, torna in lettura: nessuno pubblica niente che qualcuno di noi non abbia letto.

La luce di ognuno

«Dobbiamo studiare un sistema per stimolare l’interesse sia degli operatori che dei visitatori: qualcosa che li stimoli a parlare di Valli del Noce.» La risposta è qualcosa di proprio da mostrare. Ogni attività ha ora la sua carta notturna delle valli: la stessa delle sezioni di Scopri, con la sua valle che si schiarisce e la sua luce accesa, il nome, «a Dimaro, dove sulla carta siamo in 41», e l’indirizzo della vetrina. È fatta per essere condivisa nel gruppo del paese, su Facebook, su Instagram: nessun altro portale può darla, perché la carta è nostra.

Le piccole cose che si vedono

I gruppi di luoghi sulla carta non sono più cerchietti vuoti ma ciambelle: il numero in mezzo e, intorno, gli spicchi coi colori di quello che contengono, chiese, castelli, natura, rifugi. Il Volo di Gip non torna più indietro e non vira più di scatto: segue il fiume, rallenta davanti a una tappa, volta lo sguardo verso di lei, racconta, riparte. I pulsanti della ricerca in home hanno il colore della valle dove quel verbo vive di più e, in fondo, il loro fiume in miniatura. I numeri della home stanno dentro una frase, con la scala del lavoro: trecentoundici luoghi su quattrocentoventuno hanno già la loro scheda, e le altre si scrivono una alla volta. E Gip, mano a mano, impara l’ecosistema: come si prenota, cos’è la Bottega, cosa sono le esperienze, il mercato fra le attività, chi è lui.

Alle quattro e mezza Cristian ha scritto «procedi con tutto» ed è andato a dormire. Il verbale del consiglio direttivo di El Brenz del 22 settembre, quello che sigilla l’accordo fra Valli del Noce e l’associazione, è agli atti. Domani si integra il sistema di comunicazione con loro, e si costruisce il bot Telegram di Gip per lo staff.

La mattina: i prezzi veri, i testimonial, i mulini

Alle sette e mezza Cristian era di nuovo sveglio, davanti alla scheda di un’attività non ancora presa dal suo titolare. Sotto i recapiti c’era un riquadro con un prezzo, quarantacinque euro a persona, e una scritta piccola che diceva «esempio». «Noi non prendiamo prenotazioni dirette», ha scritto. «Quarantacinque euro non so dove l’hai preso. Magari è di più.» Aveva ragione due volte: un visitatore legge un prezzo come un prezzo, e una struttura non deve trovare sulla propria scheda una cifra che non ha mai detto. Da stamattina sulle schede non ancora prese non c’è nessun esempio: c’è una riga che dice come funziona, e cioè che è la struttura a caricare il suo listino, e che le richieste arrivano a lei, che conferma. Il riquadro delle prenotazioni compare quando il listino c’è, con i prezzi veri. L’Hotel Ortles S di Cogolo, per dire, è attivo e pronto: gli manca solo di scrivere le sue camere, e quel giorno i suoi ospiti prenoteranno da lì.

Poi i testimonial. Olga Casanova, l’azienda florovivaistica di Pellizzano, che ha anche Pejo e un negozio nuovo a Cogolo; e Matteo Misseroni di Malga Mondent, a Rabbi, che ha appena raccontato la sua malga in un’intervista girata da Francesco e Silvia. Per loro le caselle delle fotografie sono sette invece di tre, e i prodotti non hanno mai avuto un limite per nessuno. A Matteo è partita una lettera firmata da Cristian alle otto e un minuto: grazie dell’intervista, e prendi la tua scheda prima del 12 ottobre. La prima stesura, scritta prima di sapere che l’intervista era già online, è stata fermata un attimo prima che uscisse: una lettera si può riscrivere finché non è partita, e non un secondo dopo.

E i mulini. Cristian ha mandato la pagina del Museo etnografico trentino di San Michele sul Molìn dei Turi, a Peio Paese: l’unico dei quattro mulini ad acqua del paese che si può ancora visitare, sempre dei Turri, mezzo distrutto dalla valanga del 1916 e scampato all’incendio del 1943 che bruciò novantasette case. La scheda c’era già, con un nome e un recapito e nient’altro. Ora ha la sua storia, e con lei altre quindici sedi della rete etnografica del museo nelle nostre valli: il casèl di Somrabbi, il Molino Ruatti di Pracorno, le segherie dei Braghje e dei Bègoi, Casa Grazioli a Strombiano, il caseificio turnario di Peio, che è l’ultimo del Trentino, le vecchie fucine di Dimaro dove nel Cinquecento battevano ventotto magli, e in Val di Non il mulino Bertagnolli di Fondo, i musei di Ronzone, di Mione, di Coredo e dei pompieri volontari di Taio. Sono i luoghi dove si capisce come si viveva qui, e adesso stanno sulla carta accanto ai castelli.

Metà mattina: il mercato si accende

Alle nove e mezza Cristian ha risposto alle domande rimaste, tutte insieme, e la prima era la più grossa: sì a tutto quello che la notte aveva costruito e lasciato in attesa. Così, poco prima delle undici, il mercato fra le attività e i percorsi esperienziali hanno smesso di essere pagine che dicevano «sta per aprirsi». Da adesso un’attività può dire cosa offre e cosa cerca, trovare chi le corrisponde nella sua valle, pubblicare un’offerta riservata ai colleghi o una richiesta alla rete, scrivere a un’altra attività e ricevere risposta; e può proporre un percorso a tappe, che la redazione legge prima di metterlo fra le Esperienze. Prima di accenderlo, tutto è stato provato su una copia del database con quattro attività finte e una persona di redazione finta: chi non doveva vedere non vedeva, chi non doveva scrivere non scriveva.

Nella stessa ora sono partite due lettere alle Terme di Pejo e alle Terme di Rabbi. Dicevano anche una cosa che non era facile dire: nelle settimane scorse i nostri inviti erano arrivati loro intestati a un pacchetto, perché il censimento aveva preso il nome di una proposta per il nome dell’azienda. L’errore era nostro, la lettera lo dice, e le due schede vere adesso hanno il loro indirizzo. E Olga Casanova, la testimonial che coltiva stelle alpine e arnica fra i milleduecento e i millecinquecento metri, da oggi è sulla carta in cinque posti, come è nella realtà: il vivaio di Fazzon sul Lago dei Caprioli, il giardino botanico sopra Peio, i vivai di Valpiana, la sede di Cusiano e il negozio appena aperto a Cogolo. Una scheda per ogni luogo, perché chi la cerca la trovi dov’è.

Primo pomeriggio: la carta degli amici, e il lago che mancava

El Brenz, l’associazione che fa da referente culturale del progetto, ha una sua carta con cinquantotto luoghi della storia e della memoria delle valli: castelli, chiese, forti della Grande Guerra, qualche lago. Prima di incontrarli abbiamo fatto una cosa semplice e un po’ umile: abbiamo messo la loro carta accanto alla nostra, punto per punto, per vedere dove dicevamo la stessa cosa e dove no.

Quarantuno luoghi coincidevano. Sei non li avevamo, e fra questi c’era il lago di Tovel, il lago più conosciuto della Val di Non, quello che per decenni d’estate si tingeva di rosso: una dimenticanza che fa sorridere e che da oggi non c’è più, insieme a Castel Sporo, al castello di Altaguardia sopra Bresimo, che è il più alto del Trentino, alla basilica dei Santi Martiri di Sanzeno, al laghetto di Coredo, a Casa Campia di Revò e al parco degli animali di Spormaggiore. E tre dei nostri erano nel posto sbagliato: Castel Thun stava quattro chilometri e mezzo più a nord di dov’è, il Museo Retico in un altro paese, e la Galleria Paradiso del Tonale, quella scavata nella montagna dai soldati, era finita a ventotto chilometri di distanza, in Alto Adige, per uno scambio di nomi con un vecchio albergo. Chi guarda due carte insieme vede quello che una sola nasconde. Tre luoghi sembravano esistere solo da loro, il forte Barba di Fior sopra Peio, il lago Smeraldo di Fondo e l’eremo di San Gallo sotto Cagnò, finché una seconda ricerca con altri nomi li ha trovati tutti: adesso cinquantaquattro punti su cinquantotto sono gli stessi, e nessuno manca più da una parte sola.

Nello stesso pomeriggio abbiamo preparato i due file che gli amici di El Brenz, e chiunque altro, potranno leggere ogni notte: l’elenco dei nostri luoghi con la posizione e il collegamento alla scheda, e il calendario degli eventi delle valli, con scritto dentro, ogni volta, da dove viene ciascuna cosa e con quale licenza si può riusare. È il modo in cui due soggetti distinti collaborano senza mescolarsi: ognuno pubblica il suo sul proprio dominio, e l’altro legge. E i rifugi del Brenta e delle nostre valli, diciotto per ora, dal Tuckett al Larcher, hanno finalmente un racconto sulla loro scheda, scritto dai fatti e con la nostra voce.

Pomeriggio: la casella che non rispondeva, e il telefono in fondo a ogni lettera

Nel primo pomeriggio Cristian si è accorto che alla casella della piattaforma non arrivava più niente: il servizio di posta di Google era rimasto sospeso per mezza giornata per un pagamento non andato a buon fine, poi era tornato, ma gli avvisi delle nuove adesioni continuavano a non comparire. Quattordici persone si erano iscritte nella notte e nella mattina, e nessuno lo aveva saputo. Abbiamo cercato con calma, un pezzo alla volta: i registri del dominio, la casella stessa, le risposte degli operatori che invece arrivavano. Il blocco era nell’ultimo anello, il servizio che consegna la posta per conto del sito: dopo i rifiuti di quella mezza giornata aveva messo da parte i nostri due indirizzi e, in silenzio, non provava nemmeno più a scrivergli. Una prova fatta apposta lo ha dimostrato in un secondo.

Da oggi il sito se ne accorge da solo e avvisa chi lavora dietro, gli avvisi importanti arrivano anche su una seconda casella, e Cristian, dal telefono, ha rimesso le cose a posto: alle sedici e venticinque le due email di prova sono arrivate. Nel frattempo è successa una cosa piccola e giusta: Michele, un’azienda agricola che aveva ricevuto la lettera del mattino, ha risposto chiedendo un numero di telefono per parlare a voce. Aveva ragione. Da questo pomeriggio ogni lettera che parte dalle valli porta in fondo il numero di Cristian, accanto all’indirizzo: chi preferisce chiamare, chiama.

Sera: settantacinque luoghi che adesso si raccontano

C’erano ancora schede di luoghi che si aprivano su un nome e una posizione, e basta: malghe sopra Rabbi e sopra Peio, bivacchi del Brenta, forti del Tonale, segherie, musei piccoli, perfino i due parchi che tengono insieme mezze valli, lo Stelvio e l’Adamello Brenta. Una scheda così dice a chi arriva che qualcuno è passato di lì senza fermarsi.

Le abbiamo scritte una per una partendo dai fatti, e solo da quelli: le pagine dei parchi, dei musei e dei Comuni, la Società degli Alpinisti Tridentini, il catasto dei rifugi della Provincia, le enciclopedie libere. Poi ogni testo è stato riletto da capo da chi non l’aveva scritto, con le stesse fonti aperte accanto, frase per frase. Ventinove sono stati corretti, e le correzioni dicono che tipo di lavoro è stato: il Forte Strino, costruito nel 1860 sulla strada del Tonale, non poteva essere «austro-ungarico», perché l’Austria-Ungheria nasce sette anni dopo; il lago di Tavon ha perso l’anno in cui il paese fu unito a Coredo, perché due fonti dicevano due anni diversi, e quando le fonti non sono d’accordo un anno non si scrive. Nove schede non le abbiamo scritte affatto: per una malga il punto sulla carta cadeva su un altro edificio, per un paio di palestre di roccia nessuna fonte diceva abbastanza. Meglio una scheda vuota che una sbagliata.

Così adesso si legge che il bivacco sotto Cima Sassara è dedicato a Emilio e Settimo Bonvecchio, alpinisti trentini morti nel 1969, che lo costruirono gli uomini della Forestale di Cavalese e che nel 1972 fu donato alla SAT per i suoi cent’anni. Che la segheria dei Molini di Malé fu costruita dalla famiglia Zanini nel 1774, ha tagliato legname fino al 1978 e oggi gira di nuovo, con una ruota di sessantacinque centimetri che chiede novantacinque litri d’acqua al secondo. Che Malga Mondent, sopra Pracorno di Rabbi, appartiene agli abitanti di Arnago, e che con la Mondent bassa forma un solo grande pascolo dove il bestiame sale a metà giugno.

E mettendo questi testi accanto ai confini dei comuni è venuta fuori un’ultima cosa: sette luoghi stanno, sulla carta, in un comune diverso da quello che la loro scheda dichiara. Alcuni sono sul filo del confine, come un lago che bagna due paesi; altri vanno guardati da vicino. Li guarderà una persona, uno per uno, perché un luogo nel comune sbagliato finisce nella valle sbagliata, e chi lo cerca non lo trova.

Notte: la luce che si porta via

I sette luoghi li abbiamo guardati prima che facesse buio. Cinque erano giusti come stavano: sono luoghi di confine, come il lago di Santa Giustina, che bagna cinque comuni, o il Monte Redival, che ne tocca tre. Due no. Il bivacco Bonvecchio sta nel territorio di Ville d’Anaunia, in Val di Non; Malga Mondent sta in quello di Malé, anche se ci si sale dalla Val di Rabbi. Adesso le loro schede lo dicono.

Poi la carta di ognuno. Fin qui la si poteva condividere come collegamento; da stanotte la si porta via come immagine. Sotto il nome dell’attività c’è un bottone: sul telefono apre la finestra per mandarla su WhatsApp, nel gruppo del paese, su Instagram, e sul computer la scarica. È un’immagine verticale, della misura che i telefoni mostrano intera: in alto la valle, al centro la carta notturna con la sua luce accesa, sotto il nome, il paese e quanti sono lì sulla carta delle valli, e in fondo l’indirizzo della vetrina. Si compone nel momento in cui la si chiede, quindi è sempre quella di oggi: un’attività che apre la vetrina domattina ha la sua lo stesso giorno.

E due luoghi si sono completati. Il rifugio Alpenrose, sopra San Lorenzo in Banale, era l’ultimo rimasto senza una riga: adesso racconta l’anello dei pascoli di Prada che parte dalla sua porta, la vecchia strada delle slitte che un tempo portava a valle il fieno, il belvedere da cui il lago di Molveno si vede molto più in basso, turchese. Malga Fazzon, sopra Pellizzano, ha preso la sua posizione dal catasto dei rifugi della Provincia, che è di tutti, e così entra nell’elenco aperto dei luoghi che condividiamo con El Brenz, dove finora mancava. Ne restano fuori quindici, fra malghe, bivacchi, palestre di roccia e qualche piccolo museo: nessuna fonte aperta dice ancora dove stanno, e rientreranno quando qualcuno li avrà misurati.

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